n. 1/2018 – Dalla torre alla piazza: il nuovo paradigma delle lobby

di Alberto Cattaneo | Partner | Cattaneo Zanetto & Co.

Interagire con le istituzioni significa, in sostanza, avere a che fare con il potere; e allora capire quali sono i comportamenti tipici di questo potere diventa il primo obiettivo per il lobbista professionale. In estrema sintesi, infatti, il nostro lavoro consiste nel decifrare i comportamenti del potere per fornirgli le informazioni che ne possono modificare orientamenti e decisioni.

René Girard nel suo libro dedicato a Shakespeare – la cui lettura è consigliata per chiunque voglia capire di più sulla natura del potere – critica coloro i quali ritengono sia impossibile ricostruire le intenzioni di poeti e drammaturghi: “uno scrittore di commedie scrive avendo in mente certi effetti comici, e se noi non li comprendiamo non possiamo mettere in scena con efficacia la sua opera.” Allo stesso modo, anche il lobbista deve conoscere come un potente scrive le sue trame e quali sono gli effetti che ha in mente se vuole controbatterlo in modo efficace.

Quale è questa natura del potere? Possiamo pensare al potere come ad un ‘gioco strategico’ dove soggetti più o meno numerosi (politica, burocrazia, operatori economici, sociali e per finire con i media e la magistratura) si incrociano in un numero indefinito di punti di incontro, scontro e focolai di instabilità, ognuno di loro mettendo in campo delle forze per affermare le loro visioni, per imporre le loro decisioni e ottenere il consenso necessario per consolidare il proprio dominio.

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n. 1/2015 – L’attività di lobbying nella Terza Repubblica

Il prossimo anno tutti i passaggi della riforma costituzionale dovrebbero essere conclusi e, sempre nel 2016, dovrebbe entrare in vigore la nuova legge elettorale. Assistiamo quindi a profondi cambiamenti che incideranno notevolmente sulla rappresentanza di interessi. Ci attende una radicale trasformazione dell’assetto istituzionale che si riverserà, inevitabilmente, sulle modalità con cui svolgere le attività di lobbying.

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n. 5/2014 – Investire in democrazia

In questi giorni si è riacceso in Italia il dibattito sul finanziamento della politica. La progressiva abolizione (meglio: trasformazione) del finanziamento pubblico porta timori sull’eccessiva influenza che i grandi interessi economici potrebbero esercitare sugli eletti, affamati di donazioni e dunque “comprabili”. Vogliamo proporre una riflessione provocatoria, per trarre insegnamenti applicabili al caso italiano. Trent’anni fa l’economista americano Gordon Tullock pose una domanda fondamentale. Considerato l’impatto economico delle decisioni del legislatore, come mai in politica girano così pochi soldi? Il quesito di Tullock è decisamente attuale.

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n. 3/2014 – Il ruolo delle terze parti nelle azioni di lobbying

Ormai è diventato un “must”: le cosiddette terze parti (think tank, società scientifiche, università, centri ricerca, consumatori, associazioni, etc.) hanno sempre più un ruolo decisivo nella difesa degli interessi delle aziende o di interi settori industriali. A difendere, in sintesi, quello che chiameremo l’interesse privato. Non è certo un fenomeno nuovo nella sua forma, storicamente gli interessi privati hanno cercato alleati che li rendessero più pubblici e meno di “parte”, ma lo è nella sua intensità e nelle dinamiche strutturali che lo contraddistinguo in questo inizio di secolo. Quali sono, allora, le dinamiche dominanti o strutturali che spingono all’utilizzo sempre più intenso delle terze parti? Ne possiamo individuare almeno quattro.

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n. 6/2013 – Numerosi, mediatici, locali, duraturi. Quattro parole chiave dei nuovi interessi.

Il gioco dell’influenza sui processi decisionali diventa sempre più complesso. Ogni giorno nascono nuovi gruppi di interesse che partecipano attivamente al processo di policy-making. E’ un trend costante in tutto il mondo, ora molto visibile in Europa. Non solo aumenta il numero di interessi attivi, ma anche il numero di questioni di policy su cui i portatori di interessi si esprimono. Sempre più spesso il livello di intervento non è solo nazionale ma anche locale. E l’advocacy e il lobbying tendono a fondersi in un’unica leva, con forte caratterizzazione mediatica.

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