n. 4/2014 – It’s the information, stupid!

It’s information, stupid! é la frase rivista del noto “haiku” (it’s economy, stupid) scritto sulla lavagna che campeggiava nella war room della campagna alle presidenziali americane di Bill Clinton. Una frase che cambiava la strategia. Per il mondo del lobbying la frase può essere riadattata mettendo al centro la parola “informazione”. Oggi il lobbying è battaglia di contenuti, dati, narrative per catturare l’attenzione per creare consenso e per convincere. Ogni lobbista moderno si deve dunque interrogare su come affrontare il tema della produzione di contenuti e come veicolarli ai propri stakeholder di riferimento in un contesto competitivo, dove ogni informazione è in competizione con quella di un altro interesse rappresentato. Dominare l’arena delle informazioni significa vincere la propria campagna.

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n. 3/2014 – Il ruolo delle terze parti nelle azioni di lobbying

Ormai è diventato un “must”: le cosiddette terze parti (think tank, società scientifiche, università, centri ricerca, consumatori, associazioni, etc.) hanno sempre più un ruolo decisivo nella difesa degli interessi delle aziende o di interi settori industriali. A difendere, in sintesi, quello che chiameremo l’interesse privato. Non è certo un fenomeno nuovo nella sua forma, storicamente gli interessi privati hanno cercato alleati che li rendessero più pubblici e meno di “parte”, ma lo è nella sua intensità e nelle dinamiche strutturali che lo contraddistinguo in questo inizio di secolo. Quali sono, allora, le dinamiche dominanti o strutturali che spingono all’utilizzo sempre più intenso delle terze parti? Ne possiamo individuare almeno quattro.

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n. 2/2014 – Il ruolo dei think tank in una strategia di lobbying

Nel nostro Paese, sotto l’etichetta “think tank” sono finite le realtà le più diverse. In italiano il “think tank” è “pensatoio”, che non è la fontana per rivedere i propri ricordi che Harry Potter trova nell’ufficio del professor Silente, ma parola curiosa, che allude a forme di meditazione collettiva. “Pensatoi”, negli anni scorsi, sono stati l’equivalente contemporaneo dei micro-partiti, avventure personalistiche escogitate da leader (o aspiranti tali) che puntavano tutto sulla legittimazione intellettuale; riunioni ben frequentate in località estive o invernali di pregio; gruppi di intellettuali più o meno formalmente legati a un partito politico; cospirazioni fallite della “società civile” per guadagnarsi un posto al sole in politica. Il catalogo potrebbe continuare. Questi “pensatoi” sono accomunati da una cosa soltanto: si tratta di luoghi dove, più che pensare, la gente s’incontra. I think tank luoghi d’incontro lo sono indubbiamente: ma siccome la gente s’incontra anche a cena o allo stadio, è opportuno chiedersi perché incontrarsi in un think tank.

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n. 1/2014 – Débat publique: il confronto con gli stakeholder non istituzionali

La rappresentanza degli interessi ha subito una profonda mutazione dalla fine della Prima Repubblica, per proseguire con la nascita di nuove rappresentanze politiche che hanno caratterizzato la Seconda Repubblica, fino a oggi con l’emergere di nuove forze popolari (politiche o extra politiche) spesso caratterizzate da un’identità comune e da una gestione collettiva, e condivisa dalla base, dei programmi politici, delle azioni tattiche in Parlamento e all’interno della società civile. Tale nuova situazione è come se avesse colto di sorpresa le istituzioni e la tradizionale rappresentanza degli interessi privati trovandosi a dover gestire modelli inediti di partecipazione alle decisioni: ruolo diretto della base elettorale e delle comunità, aumento dei fattori emozionali su quelli “razionali-tecnici” propri della politica e delle burocrazie, importanza del dibattito pubblico prima e a supporto di qualsiasi decisione normativa.

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n. 6/2013 – Numerosi, mediatici, locali, duraturi. Quattro parole chiave dei nuovi interessi.

Il gioco dell’influenza sui processi decisionali diventa sempre più complesso. Ogni giorno nascono nuovi gruppi di interesse che partecipano attivamente al processo di policy-making. E’ un trend costante in tutto il mondo, ora molto visibile in Europa. Non solo aumenta il numero di interessi attivi, ma anche il numero di questioni di policy su cui i portatori di interessi si esprimono. Sempre più spesso il livello di intervento non è solo nazionale ma anche locale. E l’advocacy e il lobbying tendono a fondersi in un’unica leva, con forte caratterizzazione mediatica.

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