n. 1/2015 – L’attività di lobbying nella Terza Repubblica

Il prossimo anno tutti i passaggi della riforma costituzionale dovrebbero essere conclusi e, sempre nel 2016, dovrebbe entrare in vigore la nuova legge elettorale. Assistiamo quindi a profondi cambiamenti che incideranno notevolmente sulla rappresentanza di interessi. Ci attende una radicale trasformazione dell’assetto istituzionale che si riverserà, inevitabilmente, sulle modalità con cui svolgere le attività di lobbying.

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n. 5/2014 – Investire in democrazia

In questi giorni si è riacceso in Italia il dibattito sul finanziamento della politica. La progressiva abolizione (meglio: trasformazione) del finanziamento pubblico porta timori sull’eccessiva influenza che i grandi interessi economici potrebbero esercitare sugli eletti, affamati di donazioni e dunque “comprabili”. Vogliamo proporre una riflessione provocatoria, per trarre insegnamenti applicabili al caso italiano. Trent’anni fa l’economista americano Gordon Tullock pose una domanda fondamentale. Considerato l’impatto economico delle decisioni del legislatore, come mai in politica girano così pochi soldi? Il quesito di Tullock è decisamente attuale.

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n. 4/2014 – It’s the information, stupid!

It’s information, stupid! é la frase rivista del noto “haiku” (it’s economy, stupid) scritto sulla lavagna che campeggiava nella war room della campagna alle presidenziali americane di Bill Clinton. Una frase che cambiava la strategia. Per il mondo del lobbying la frase può essere riadattata mettendo al centro la parola “informazione”. Oggi il lobbying è battaglia di contenuti, dati, narrative per catturare l’attenzione per creare consenso e per convincere. Ogni lobbista moderno si deve dunque interrogare su come affrontare il tema della produzione di contenuti e come veicolarli ai propri stakeholder di riferimento in un contesto competitivo, dove ogni informazione è in competizione con quella di un altro interesse rappresentato. Dominare l’arena delle informazioni significa vincere la propria campagna.

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n. 3/2014 – Il ruolo delle terze parti nelle azioni di lobbying

Ormai è diventato un “must”: le cosiddette terze parti (think tank, società scientifiche, università, centri ricerca, consumatori, associazioni, etc.) hanno sempre più un ruolo decisivo nella difesa degli interessi delle aziende o di interi settori industriali. A difendere, in sintesi, quello che chiameremo l’interesse privato. Non è certo un fenomeno nuovo nella sua forma, storicamente gli interessi privati hanno cercato alleati che li rendessero più pubblici e meno di “parte”, ma lo è nella sua intensità e nelle dinamiche strutturali che lo contraddistinguo in questo inizio di secolo. Quali sono, allora, le dinamiche dominanti o strutturali che spingono all’utilizzo sempre più intenso delle terze parti? Ne possiamo individuare almeno quattro.

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n. 2/2014 – Il ruolo dei think tank in una strategia di lobbying

Nel nostro Paese, sotto l’etichetta “think tank” sono finite le realtà le più diverse. In italiano il “think tank” è “pensatoio”, che non è la fontana per rivedere i propri ricordi che Harry Potter trova nell’ufficio del professor Silente, ma parola curiosa, che allude a forme di meditazione collettiva. “Pensatoi”, negli anni scorsi, sono stati l’equivalente contemporaneo dei micro-partiti, avventure personalistiche escogitate da leader (o aspiranti tali) che puntavano tutto sulla legittimazione intellettuale; riunioni ben frequentate in località estive o invernali di pregio; gruppi di intellettuali più o meno formalmente legati a un partito politico; cospirazioni fallite della “società civile” per guadagnarsi un posto al sole in politica. Il catalogo potrebbe continuare. Questi “pensatoi” sono accomunati da una cosa soltanto: si tratta di luoghi dove, più che pensare, la gente s’incontra. I think tank luoghi d’incontro lo sono indubbiamente: ma siccome la gente s’incontra anche a cena o allo stadio, è opportuno chiedersi perché incontrarsi in un think tank.

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