n. 1/2014 – Débat publique: il confronto con gli stakeholder non istituzionali

La rappresentanza degli interessi ha subito una profonda mutazione dalla fine della Prima Repubblica, per proseguire con la nascita di nuove rappresentanze politiche che hanno caratterizzato la Seconda Repubblica, fino a oggi con l’emergere di nuove forze popolari (politiche o extra politiche) spesso caratterizzate da un’identità comune e da una gestione collettiva, e condivisa dalla base, dei programmi politici, delle azioni tattiche in Parlamento e all’interno della società civile. Tale nuova situazione è come se avesse colto di sorpresa le istituzioni e la tradizionale rappresentanza degli interessi privati trovandosi a dover gestire modelli inediti di partecipazione alle decisioni: ruolo diretto della base elettorale e delle comunità, aumento dei fattori emozionali su quelli “razionali-tecnici” propri della politica e delle burocrazie, importanza del dibattito pubblico prima e a supporto di qualsiasi decisione normativa.

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n. 6/2013 – Numerosi, mediatici, locali, duraturi. Quattro parole chiave dei nuovi interessi.

Il gioco dell’influenza sui processi decisionali diventa sempre più complesso. Ogni giorno nascono nuovi gruppi di interesse che partecipano attivamente al processo di policy-making. E’ un trend costante in tutto il mondo, ora molto visibile in Europa. Non solo aumenta il numero di interessi attivi, ma anche il numero di questioni di policy su cui i portatori di interessi si esprimono. Sempre più spesso il livello di intervento non è solo nazionale ma anche locale. E l’advocacy e il lobbying tendono a fondersi in un’unica leva, con forte caratterizzazione mediatica.

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n. 3/2013 – Il lobbista, da gestore di relazioni a efficace negoziatore

La letteratura manageriale ci insegna come in ogni organizzazione e in ogni ruolo aziendale vi siano schemi, modelli di comportamento e linguaggi condivisi. Pensiamo per un momento al marketing, al controllo di gestione, alla logistica. Coloro che se ne occupano leggono gli stessi libri e manuali, adottano codici linguistici simili in grado di stereotipare il loro ruolo, conferendone importanza e funzione riconosciuta all’interno dell’organizzazione. Questo accade, naturalmente, anche per chi all’interno dell’azienda si occupa di relazioni istituzionali. Per i lobbisti, insomma. Nel loro caso, però, non c’è molta letteratura a supporto; gli stereotipi sono quasi esclusivamente negativi. La mitologia si alimenta con le figure dei cattivi: “uomini nell’ombra”, “maestri dei sussurri” e così via.

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